Un viaggio infinito

Mbote! (Buongiorno in kikongo)

La sveglia a Kinshasa suona alle 3.45, Luca dorme ancora. Ci alziamo con slancio felino per aiutare il nostro mitico autista Delphin a caricare i bagagli sul tetto della nostra jeep. Dopo esserci persi nelle vie di Kinshasa ritroviamo la strada principale e il viaggio parte!

Addormentati ma motivati iniziamo un viaggio incredibile di 13 ore e mezza di chiacchiere, musica, sorrisi, stüpidera, fotografie, riposini (Luca e Monica in primis) e grandi sobbalzi a causa della strada dissestata e soprattutto grandi mangiate (pane, banane, patatine e addirittura noccioline sono nel nostro menu).

Dopo circa 4 ore di viaggio facciamo una sosta obbligata da un guasto ai freni. In modalità Africa, il nostro autista (che è anche meccanico) riesce a ripararli utilizzando un filo da cucito… quando si dice “essere appesi a un FILO” (i nostri colleghi capiranno).

Il nostro viaggio è più volte interrotto dai controlli dei poliziotti dell’immigrazione, ma grazie alla nostra strabiliante Pascaline (direttrice del Foyer degli adolescenti di Kikwit) passiamo senza perdere tempo!

Dopo 9 ore di viaggio ininterrotto arriviamo a Kasai, luogo in cui incontriamo Deo e Michel che da Kikwit sono venuti a portarci materiali e provviste di vario genere. Grande intenditore di tetris, Luca si improvvisa muratore e crea una muraglia di bagagli all’interno della jeep e, dopo aver ricevuto i complimenti per la maestria dimostrata, il muro cede addosso a Monica, che si improvvisa così muro di contenimento. Il resto del viaggio è su strada sterrata.

Mentre all’orizzonte si profila il tramonto la strada si fa man mano più scostante e ripida e Chiara esclama «C’è profumo di fiume» ad indicare la vicinanza al fiume Kwilu che indica l’arrivo a Djuma. Luca il geografo riconosce perfettamente il luogo (o così pensavamo) e afferma con sicurezza che mancano 20 metri. Da quel momento all’arrivo effettivo passeranno circa 40 minuti.

 

Giunti finalmente al fiume carichiamo la macchina sulla chiatta e raggiungiamo l’altra sponda dove una decina di bambini dell’orfanotrofio ci stavano già aspettando intonando canti in italiano. Arrivati all’orfanotrofio si aggiungono all’accoglienza altri 70 bambini circa. Finalmente, siamo arrivati!

Un abbraccio

 

 

1 thought on “Un viaggio infinito”

  1. Fabrizio Caramagna scrive: “d’estate le mani del vento muovono invisibili fili nell’aria, che uniscono le onde, i capelli, i pensieri.” …aggiungerei anche i fili dei freni 😉🍀
    Ben arrivatiii!!!

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